A scuola i bambini potranno fare ginnastica con un tutor che affiancherà l’insegnante. Il progetto coinvolge i bambini della terza, quarta e quinta elementare con due ore di educazione fisica a settimana.
Lo ha annunciato ieri il Presidente del CONI, Giovanni Malagò nella scuola romana “Daniele Manin” insieme al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, e alla presenza del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo Sport, Graziano Delrio, e del Presidente del CIP, Luca Pancalli.
“Questo progetto è nel mio programma da quando mi sono candidato: dissi che questa era la madre di tutte le battaglie”. ha detto Giovanni Malagò. Il progetto prevede un nuovo sistema di governance dell’educazione fisica e sportiva scolastica, con una gestione condivisa tra ministero dell’Istruzione e Coni. Sarà introdotta la figura del tutor sportivo scolastico che svolgerà un ruolo di supporto a tutte le istituzioni scolastiche.
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mercoledì 17 settembre 2014
Fuoriclasse: il vaccino contro la dispersione scolastica
L’ha messo a punto Save the Children in collaborazione con Libera.
L’hanno finanziato Bulgari e la Fondazione per il Sud. La Fondazione Agnelli ne ha valutato l’impatto reale e venerdì 12 settembre è stato servito su un piatto d’argento al Ministero della Pubblica istruzione per essere replicato nelle scuole italiane. Roberto Reggi, sottosegretario di Stato al MIUR, ha ringraziato, ha apprezzato ed ha condiviso il metodo. Infine, ha promesso!
I NUMERI della Dispersione Scolastica
In Italia i numeri sulla Dispersione scolastica sono allarmanti: nel 2013 sono stati 110.000 i giovani in età compresa fra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonato la scuola e non hanno seguito nessun altro percorso formativo. Un ritiro troppo precoce dal mondo dell’istruzione e soprattutto un ritiro in massa (il 17%) che l’Europa osserva con preoccupazione e che ci impone di ridurre al 10% entro il 2020.
I MOTIVI della Dispersione Scolastica
Perché i giovani italiani abbandonano la scuola ? Perché non la trovano utile (mi serve andare a scuola?), non riescono a trovare un “senso” nella frequentazione della scuola, si pongono in maniera apatica rispetto a ciò che la scuola offre, e perciò si sentono inadeguati rispetto a quello che la scuola gli richiede. La Dispersione, quindi, limita l’attuazione dei Diritti dei Bambini, soprattutto del diritto allo studio (art 28 della CRC) e all’educazione (art 29), denuncia Save the Children.
IL PROGETTO “FUORICLASSE”
Ecco, quindi, il progetto Fuoriclasse che viene avviato nel 2012 in alcune scuole di Napoli, Scalea e Crotone, coinvolge direttamente 750 ragazzi fra i 9 e i 13 anni (indirettamente ne coinvolge 4.250) e porta a casa risultati sorprendenti: i ragazzi riacquistano fiducia e voglia di andare a scuola, gli ingressi in ritardo alle lezioni si dimezzano e i ritardi cronici diminuiscono come pure le assenze (11 giorni in più su base annua), e le famiglie ricominciano a interessarsi dell’andamento scolastico dei propri figli. Così anche il rendimento scolastico migliora!
“Abbiamo trovato un buon metodo, un metodo scientifico, un metodo che funziona e speriamo che il progetto FUORICLASSE possa essere un esempio” dice Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia. E il progetto ha tutte le carte in regola per funzionare.
“Il progetto FUORICLASSE nasce da due anni di ascolto, non nasce a tavolino” spiega Raffaella Milano, Direttore dei Programmi Italia-Europa di Save the Children Italia “ perché la dispersione scolastica è solo la punta di un icerberg”.
Attraverso una metodologia centrata sulla partecipazione attiva degli studenti, il programma utilizza un approccio integrato e multi-situato che prevede varie tipologie di interventi rivolte al gruppo classe, all’interazione tra attività realizzate in contesti formali e non formali, ai docenti, all’interazione tra educatori/formatori esterni e docenti, al rafforzamento delle reti tra scuole e famiglie. La prevenzione viene fatta sia in ambito scolastico che extra scolastico con laboratori motivazionali, sostegno allo studio, campi scuola e Consigli Consultivi, spazi di dialogo permanete tra docenti e studenti
Sara Musa
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mercoledì 19 marzo 2014
Studenti stranieri: alla maturità il 7,4% prende più di 90 ai licei. Boom di ragazze iscritte alle superiori
I numeri
Dall'analisi statistica emerge che gli alunni con cittadinanza non italiana continuano a crescere di numero e anche di percentuale: sono 786.630, l'8,8% sul totale degli iscritti nelle scuole italiane. Nell'anno scolastico precedente erano l'8,4%. Il grande boom di presenze comunque sembra essersi arrestato: l'aumento medio annuo è stato di 60/70mila unità dal 2002/2003 al 2007/2008 mentre si è mostrato più ridotto e instabile negli anni successivi. Sono sempre di più, comunque, gli alunni di seconda generazione: il 47,2% degli studenti stranieri sono nati in Italia. Percentuale che sale all'80% nelle scuole dell'infanzia e al 60% nella primaria. Gli alunni con cittadinanza non italiana sono presenti soprattutto nelle regioni del Nord e del Centro, concentrati in particolare nelle province di media e piccola dimensione. Quanto alla nazionalità è confermato il primato, ormai pluriennale, degli alunni rumeni (sono 148.602), seguiti dagli albanesi (104.710) e dai marocchini (98.106). E, se si guarda al genere, le femmine sono quasi pari alle compagne di origine italiana. Nelle scuole superiori le studentesse di origine immigrata addirittura superano per incidenza quelle italiane. In particolare nel Nord est sono il 50,4% contro il 49,1%.
I risultati scolastici
Ma è soprattutto nei risultati scolastici che gli alunni con cittadinanza non italiana guadagnano terreno. E questo pur rimanendo, secondo il rapporto del Miur, in livelli di "ritardo scolastico ancora significativi". L'integrazione sta diventando una realtà, e la scuola ne è contemporaneamente la cartina di tornasole e il motore. Il ritardo quasi si annulla per gli studenti con diversa cittadinanza che però sono nati nel nostro Paese: le loro performance si avvicinano a quelle degli italiani (in particolare nelle prove di lingua straniera) e sono nettamente migliori di quelle dei loro compagni nati all'estero. In alcune regioni del Sud le differenze tra gli italiani e gli studenti di seconda generazione tendono addirittura ad invertirsi: in Campania gli stranieri nati in Italia fin dalla scuola primaria hanno un rendimento migliore dei loro compagni di classe figli di italiani. Stanno diventando più bravi. E si presentano sempre più in anticipo sui banchi. Quasi cinque alunni su cento (il 4,8%) iniziano la scuola primaria a cinque anni, un dato in aumento e in linea con la tendenza all'anticipo di tutti gli studenti. E differenze eclatanti non ci sono anche nella distribuzione dei voti della maturità, più o meno omogenei in quasi tutti i tipi di indirizzo, ad eccezione dei licei dove il 7,4% degli alunni con cittadinanza non italiana esce con un voto superiore al 90/100, contro il 13,7% degli italiani. Sono in crescita anche gli stranieri che, dopo aver preso il diploma in Italia, scelgono di proseguire gli studi all'Università: nell'anno scolastico hanno toccato una punta del 3,1%. Sono, ed è un dato di solito poco conosciuto, la maggioranza degli immatricolati con cittadinanza non italiana presenti nelle facoltà italiane.
Formazione tecnica in pole position
La formazione tecnica e professionale è sempre in testa alle preferenze dei ragazzi con cittadinanza non italiana (scelta dall’80% degli alunni), mentre l'avvio al liceo o all'istruzione artistica interessa poco più di 2 su 10. Una scelta dettata prevalentemente da ragioni economiche: la necessità di un lasciapassare qualificato ma rapido per il mondo del lavoro. A Nord Est l'iscrizione agli istituti professionali raggiunge la punta massima del 42,1%. In Emilia Romagna il 46,5% degli alunni stranieri frequenta questo indirizzo. I licei sono la prima scelta per gli immigrati provenienti da Romania, Ucraina e Albania.
Alunni con disabilità
C'è anche una novità assoluta. Il Rapporto 2012/2013 per la prima volta si occupa di alunni stranieri con disabilità certificata (visiva, uditiva e psico-fisica). Negli ultimi cinque anni la loro presenza è praticamente raddoppiata: ora sono il 3,1% tra gli alunni con cittadinanza non italiana e il 10,8% tra gli alunni con disabilità. Un dato che rivela la capacità della scuola italiana di saper dare risposte e assistenza formativa a situazioni difficili.
fonte: Ministero dell'Istruzione
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